Sul trono degli dei

Il libro racconta la prima salita assoluta del Cho Oyu (8201 m) da parte della piccola spedizione austriaca capitanata da Herbert Tichy che fu fu viaggiatore, geologo, fotografo e scrittore. Si trattò di una spedizione rivelatasi per molti aspetti innovativa: leggera, con uso estremamente limitato di corde fisse e senza ossigeno supplementare. Il libro non racconta, però, soltanto di come Tichy raggiunse la vetta nonostante un grave congelamento alla mani, ma è un vero e proprio viaggio nella terra del Nepal e degli Sherpa, con i quali l’autore e i membri della spedizione strinsero un profondo e sincero rapporto d’amicizia.

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Con i suoi 8201 metri, il Cho Oyu è la sesta montagna più alta della Terra. “Sul trono degli dei” – pubblicato per la prima volta in Italia nel 2019 con la traduzione di Paolo Ascenzi  – racconta con la voce del capo spedizione Herbert Tichy la storia della prima salita a questa montagna, avvenuta il 19 ottobre del 1954. Herbert Tichy fu viaggiatore, geologo, fotografo e scrittore austriaco e raggiunse la vetta insieme ai compagni di cordata Sepp Jöchler, alpinista austriaco che aveva scalato la parete nord dell’Eiger con Hermann Buhl; Helmut Heuberger, geografo all’Università di Innsbruck e lo Sherpa Pasang Dawa Lama, fedele compagno delle precedenti scorribande di Tichy in Nepal. Nonostante oggi la fama di questi uomini si sia persa nel tempo, la loro impresa resta memorabile.  Se oggi infatti, il Cho Oyu è considerato tra gli ottomila più facili e viene raggiunto ogni anno da decine di alpinisti, non era certamente tale negli anni ‘50, soprattutto per una spedizione rivelatasi per molti aspetti innovativa: leggera, con uso estremamente limitato di corde fisse, senza ossigeno e organizzata nel periodo post monsonico quando “Tra il monsone estivo, che imperversa da giugno a settembre, e le tempeste invernali, durante le quali qualsiasi tentativo è impossibile non soltanto per il freddo ma anche per la brevità della giornate, potesse esserci un breve tregua in grado di combinare i vantaggi e gli svantaggi di entrambe le stagioni in quanto le tempeste sarebbero state sopportabili, il freddo accettabile e il vento avrebbe spazzato via la neve dalle montagne.” Il libro non racconta soltanto di come Tichy raggiunse la vetta nonostante un grave congelamento alla mani, ma è un vero e proprio viaggio nella terra del Nepal e degli Sherpa, con i quali l’autore strinse un profondo e sincero rapporto d’amicizia e la cui cultura gli ispirò diverse considerazioni degne di nota, tra cui questa dedicata alle bandiere di preghiera. “Seduto nella mia casa penso e scrivo ciò che mi ispirano le bandiere di preghiera; fuori dalla finestra posso vedere altre finestre e i tetti di altri edifici; c’è una pozza d’acqua sul balcone dopo la pioggia di ieri sera. Le increspature sulla sua superficie potrebbero essere causate soltanto da un forte vento, ma il rumore del vento è sommerso dal rumore della città; le case formano una barriera invalicabile e non si vede un pennacchio di fumo. Non mi sarei accorto del forte vento se non fosse stato per le increspature della superficie di questa piccola pozza d’acqua. Forse accade lo stesso con le bandiere di preghiera. Le amo non perché prendono le armi contro il cielo e lo assalgono con le loro speranze e paure, ma perché danno forma a ogni suo minimo respiro e lo trasformano in suono e movimento. L’invisibile, impercettibile bufera fuori dalla mia finestra è spettrale e opprimente. Sì, amo le bandiere di preghiera perché offrono una seconda vita alla bufera e al silenzio.”


Spedito da: Italia

Codice ISBN: 978-88-32260-02-1
Categoria:
Peso 300 kg
Dimensioni 18 × 11 × 2 cm
Anno di pubblicazione

Autore

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Tipologia prodotto

Libro

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Biografia autore

Herbert Tichy (1912-1987) fu viaggiatore, geologo, fotografo, scrittore e alpinista. Memorabili furono i suoi viaggi in motocicletta fino al cuore dell’Asia dalla metà degli anni ’30 del XX secolo. I suoi diari di viaggio furono tradotti in molte lingue e pubblicò anche libri di saggistica e alcuni romanzi d'avventura. Insieme al tirolese Sepp Jöchler e allo sherpa Pasang Dawa Lama, Herbert Tichy riuscì a scalare il Cho Oyu di 8.188 metri, la sesta montagna più alta della terra, il 19 ottobre 1954 in una piccola spedizione senza ossigeno supplementare. “Sul Trono degli dei” è il racconto di quella spedizione.

Dicono di noi

«Si può concordare con Ascenzi. Questo di Tichy è un diario di viaggio leggero e senza enfasi e la lettura dovrebbe appassionare anche chi non ne può più di trite e ritrite imprese alpinistiche enfatizzate da cronisti compiacenti. C’è di più: nella prosa di Tichy scorre talvolta un soffio di poesia. Come quando il Cho Oyu finalmente gli appare in tutto il suo splendore. “Ero rimasto indietro per godermi questo spettacolo”, scrive. “Sentivo ancora una volta, la gioia e il desiderio che questa visione da sempre mi procurava. Non riuscivo a spiegarmelo. Non desideravo niente altro. Ero talmente contento che dimenticai persino la nostra montagna e tutto ciò che ne derivava. Poi, improvvisamente, fui travolto da un nuovo sentimento: volevo essere in cima al Cho Oyu. Questa può sembrare una pulsione tardiva, dal momento che la nostra impresa aveva soltanto questo scopo. Eppure fino ad allora non avevo provato una sensazione così forte”. In appendice va segnalato il diario della spedizione. (Ser)» Roberto Serafin, Mountcity

«L’impresa di questi uomini resta memorabile così come la loro profonda amicizia. Herbert Tichy è stato il precursore di una generazione che oggi gira il mondo ricalcandone le orme. Lo scrittore esplorava il mondo con occhi e cuore aperti: «Qui sull’Himalaja ho compreso che a questo cielo, e a tutto ciò che significa, ci si può avvicinare se si coltiva il pezzetto di cielo che è in ognuno di noi.» Anche per questo i suoi resoconti sono diventati dei manifesti di una cultura di viaggio in armonia con l’umano e la natura.» CAS Ticino

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